L’associazione Pole Pole si preoccupa, insieme ad altre associazioni, di sostenere attualmente diverse importanti realtà di volontariato in Africa: la “Casa di Anita“, il centro di “Kivuli“, la comunità di “Saint John” e occasionalmente anche altri progetti minori.

La casa di Anita

La “Casa di Anita” (Anita’s Home)
Tre famiglie keniane hanno deciso di accogliere in casa loro, accanto ai loro figli e alle loro figlie, bambine di strada provenienti dai quartieri poveri della città di Nairobi.

La maggior parte delle bambine sono orfane e vittime del turismo sessuale. Alcune di loro sono letteramente nate sui marciapiedi, altre a soli 12 anni sono madri. L’età delle bambine accolte va dai 4 ai 13 anni.

Sono ospitati, inoltre, 3 bambini nuba con età compresa tra i 6 e i 15 anni fuggiti dalla guerra sulle montagne Nuba. Due di loro hanno vissuto la terribile esperienza della schiavitù.

La Casa di Anita si trova sulle verdi colline di N’Gong, è stato scelto questo luogo per allontanare il più possibile le bambine dal degrado dei quartieri poveri di Nairobi.
Tutte le bambine frequentano la vicina scuola elementare, collaborano al buon andamento della casa partecipando con i più grandi a varie attività come artigianato, teatro e tutto ciò che riguarda l’economia domestica.
E’ attivo un pollaio di galline ovaiole e un orto coltivato dalle famiglie con l’aiuto delle bambine: i prodotti di queste attività, oltre a servire per il sostentamento delle piccole ospiti della casa, sono venduti sul mercato locale per contribuire al bilancio di gestione della casa.


Il centro di Kivuli

Il centro di “Kivuli” (Kivuli Centre)
La parola Kivuli vuol dire rifugio. A Nairobi i bambini di strada sono circa sessantamila. Il centro di Kivuli è nato proprio per loro. Con il passare degli anni, da semplice casa d’accoglienza, Kivuli si è trasformata in un vero e proprio centro sociale a disposizione di tutte le persone povere dei quartieri di Riruta e di Kawangware.

Infatti, oltre a ospitare in forma residenziale 50 bambini, sostenere le spese scolastiche di altri 70 e ad inserirne nelle attività ricreative e animative altri 150, sono a disposizione degli abitanti della zona una piccola clinica, un dispensario, un pozzo con acqua potabile, una biblioteca con luce elettrica fino a tarda sera, uno spazio per le sedi di diverse associazioni aperto ai giovani del quartiere per incontri, discussioni, dibattiti e approfondimenti culturali.

Sono anche attivi una scuola di informatica e un corso di lingua francese; laboratori artigianali di avviamento professionale di pelletteria, intaglio nel legno e sartoria, grazie ai quali molti dei ragazzi più grandi, oltre a sviluppare in un ambito professionale le proprie capacità, possono mantenersi agli studi vendendo i prodotti del loro lavoro attraverso la rete del commercio equo e solidale; un’associazione sportiva “Amani Yassets Sports Club” che segue oltre 300 giovani atleti, di entrambi i sessi, impegnati in diverse discipline; un gruppo, Nafsi Africa (lo Spirito dell’Africa in kishahwili), che si occupa di danze tradizionali, canti e teatro, nato per far rinascere e mantenere vivi i canti e le danze tradizionali africani.

E’ attivo da diversi anni anche un progetto di microcredito, una piccola banca per i bisognosi, che ha permesso ad alcune decine di famiglie di iniziare attività che consentono loro una vita dignitosa. Con il tempo e con l’aumento delle attività del Kivuli Centre è diventato un punto di riferimento sicuro non solo per i bambini di strada, ma anche per le loro famiglie e per i giovani del quartiere.


La comunità di Saint John, a Korogocho

La comunità di Saint John nello slum di Korogocho
Korogocho si estende su un’area di 1,5 kmq ed è situata nella zona est di Nairobi su terreno in parte di proprietà del governo e in parte di proprietà di un privato

E’ la quarta baraccopoli di Nairobi per numero di abitanti. E’ una delle zone più densamente abitate e instabili tra gli slum di Nairobi. Probabilmente oggi vivono a Korogocho 100-120 mila persone stipate in baracche di fango e lamiera.

Gran parte di queste persone sono sfollati vittime di precedenti sfratti in altre aree urbane di Nairobi e non solo: molti sono migranti dalle zone rurali, mentre altri sono rifugiati illegali.

Le baracche sono attaccate le une alle altre, divise soltanto da viottoli angusti che sono , allo stesso tempo, fogna e scolo. Le strade sono impraticabili durante le piogge o estremamente polverose negli altri periodi dell’anno. L’immondizia viene accumulata a lato delle strade dove spesso viene direttamente bruciata.

La scarsità di acqua corrente rimane uno dei problemi più gravi di Korogocho, unitamente alla mancanza di infrastrutture, opportunità di lavoro, programmi d’istruzione, elettricità, appropriate misure igieniche, luoghi di aggregazione e svago per giovani e bambini.

Lo slum confina con la discarica di Dandora dove confluiscono i rifiuti di tutta l’area urbana di Nairobi. Costituisce una risorsa preziosa per i numerosi “cercatori” che sopravvivono grazie alla loro attività di recupero e riciclaggio dei rifiuti. La discarica è anche oggetto di grandi interessi economici di poche persone che sfruttano la debolezza di questi disperati.

I problemi più rilevanti della baraccopoli sono: disoccupazione (che è altissima), povertà, illegalità, criminalità, insicurezza e malattie quali la tubercolosi, l’ameba, la malaria, il tifo e l’AIDS, in grande diffusione e difficile da curare anche per il costo elevato delle medicine: si stima che almeno un terzo della popolazione delle baraccopoli abbia contratto il virus.

Molti giovani e bambini, orfani e poveri, affollano lo slum senza alcuna speranza per il futuro. Sono facili preda di droga, prostituzione e alcolismo. Moltissimi bambini di strada per sfuggire ai morsi della fame sniffano colla.

L’educazione primaria è ancora di difficile accesso per gran parte dei bambini poveri e orfani dello slum, a causa della mancanza di fondi statali e di infrastrutture, nonostante dal 2003 la scuola primaria sia stata dichiarata gratuita per tutti. Proliferano quindi le scuole informali private che consentono però un basso livello educativo.

Proprio qui a Korogocho esiste una straordinaria realtà di volontariato: la Saint John Community. Coordinata dal missionario comboniano Padre Stefano Giudici, successore sul territorio di Padre Daniele Moschetti e Alex Zanotelli, la Saint John Community ha avviato una serie di importanti progetti.

Pole Pole ha scelto di aiutare la Saint John Community sostenendo: Korogocho Street Children Program (KSCP): lavoro di strada e piccolo centro di aggregazione per oltre 40 bambini di strada che sniffano colla; e Napenda Kuishi Home (Casa Voglio Vivere): centro di recupero a Kibiko sulle Colline di Ngong, 40 km fuori dallo slum, per la riabilitazione di alcolisti e bambini di strada che hanno dipendenza da droghe.


Progetti educativi
Pole Pole sostiene annualmente l’educazione di alcuni ragazzi disagiati di Nairobi, contribuendo al pagamento delle rette scolastiche.